Una malattia infettiva causata da un batterio che colpisce soprattutto i polmoni. Si diagnostica con esami specifici e si cura con una terapia antibiotica di alcuni mesi.
La tubercolosi (TBC) è causata dal Mycobacterium tuberculosis, detto anche bacillo di Koch. Colpisce soprattutto i polmoni, ma può interessare anche linfonodi, ossa, reni e altri organi.
Non tutte le persone infettate si ammalano. Spesso il sistema immunitario tiene il batterio sotto controllo: si parla di infezione tubercolare latente, che non dà sintomi e non è contagiosa, ma può riattivarsi anni dopo.
Quando il batterio si moltiplica e causa sintomi si parla di tubercolosi attiva: quella polmonare può essere contagiosa. In Italia è una malattia poco frequente, ma ancora presente, e si cura efficacemente.
Il batterio si diffonde nell'aria quando una persona con tubercolosi polmonare attiva tossisce o parla. Il contagio richiede in genere contatti stretti e prolungati.
Il rischio di ammalarsi è maggiore in chi ha l'infezione da HIV, diabete, malnutrizione o assume farmaci che riducono le difese immunitarie.
Ambienti affollati e poco aerati, condizioni di fragilità sociale e la provenienza da Paesi con alta diffusione della malattia aumentano il rischio.
I sintomi della tubercolosi polmonare attiva compaiono in modo graduale e persistono a lungo.
Una perdita abbondante di sangue con la tosse o una grave difficoltà respiratoria richiedono di chiamare subito il 112 / 118.
La diagnosi distingue l'infezione latente dalla malattia attiva e individua il batterio.
Il test cutaneo alla tubercolina (Mantoux) e il test su sangue (IGRA) indicano se c'è stato un contatto con il batterio, ma non distinguono tra infezione latente e malattia.
Mostra le alterazioni polmonari tipiche e, se necessario, viene completata con una TC.
L'esame microscopico, la coltura e i test molecolari identificano il batterio e la sua sensibilità agli antibiotici.
La tubercolosi si guarisce con una combinazione di antibiotici, assunta con regolarità per tutto il tempo indicato.
La terapia della malattia attiva prevede più antibiotici insieme per diversi mesi. Interromperla in anticipo favorisce le recidive e la resistenza ai farmaci.
Nelle forme polmonari contagiose si osservano misure di isolamento all'inizio della terapia, finché il medico non indica che il rischio di contagio è cessato.
In alcune persone con infezione latente e rischio di riattivazione si consiglia una terapia preventiva per evitare che diventi malattia.
No. L'infezione tubercolare latente non dà sintomi e non si trasmette. Può però trasformarsi in malattia attiva, per questo in alcuni casi si consiglia una terapia preventiva.
Esiste il vaccino BCG, che protegge soprattutto i bambini dalle forme gravi. In Italia non è previsto per tutti, ma solo in situazioni particolari indicate dalla normativa e dai servizi sanitari.
Sì. La tubercolosi è una malattia a notifica obbligatoria: diagnosi, terapia e controlli dei contatti sono garantiti dal SSN, spesso tramite centri antitubercolari e reparti di malattie infettive o pneumologia. Rientra inoltre tra le condizioni che danno diritto all'esenzione dal ticket per le prestazioni correlate (DPCM LEA 2017). Il primo riferimento è il medico di medicina generale.
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