Una rara infiammazione delle arterie di medio e grande calibro che colpisce le persone oltre i 50 anni. Si manifesta spesso con un mal di testa nuovo e può mettere a rischio la vista: per questo va riconosciuta e curata con urgenza.
L'arterite a cellule giganti, chiamata anche arterite temporale o malattia di Horton, è una vasculite: un'infiammazione della parete delle arterie, che si ispessisce e può restringere o chiudere il vaso.
Colpisce soprattutto le arterie che portano sangue alla testa, come le arterie temporali e quelle degli occhi, ma può interessare anche l'aorta e i suoi rami principali.
Riguarda quasi esclusivamente persone sopra i 50 anni, più spesso donne, e si associa frequentemente alla polimialgia reumatica, che causa dolore e rigidità a spalle e anche.
La malattia compare quasi solo dopo i 50 anni e diventa più frequente dopo i 70.
È dovuta a una reazione anomala del sistema immunitario contro la parete delle arterie; il fattore scatenante non è ancora noto.
È più frequente nelle donne e nelle popolazioni del Nord Europa; alcune caratteristiche genetiche aumentano la predisposizione.
I sintomi compaiono in genere in modo graduale, in settimane, e possono essere accompagnati da un malessere generale.
Una perdita improvvisa della vista, anche transitoria, o una visione doppia improvvisa sono un'emergenza: chiama subito il 112 / 118 o vai al pronto soccorso.
Quando il sospetto è forte la terapia viene iniziata subito, anche prima di completare gli esami, per proteggere la vista.
VES e proteina C reattiva, indici di infiammazione, sono quasi sempre elevate.
L'ecocolordoppler delle arterie temporali e ascellari, eseguito da operatori esperti, mostra l'ispessimento infiammatorio della parete.
La biopsia dell'arteria temporale conferma la diagnosi; PET, TC o risonanza valutano l'eventuale coinvolgimento dell'aorta.
La terapia ha lo scopo di spegnere rapidamente l'infiammazione e prevenire la perdita della vista e le complicanze.
Sono la terapia principale: iniziati subito, vengono poi ridotti gradualmente nell'arco di mesi sotto controllo medico.
Farmaci biologici o immunosoppressori permettono di ridurre il cortisone e le recidive, su indicazione dello specialista.
Durante la terapia con cortisone si valutano calcio, vitamina D e farmaci per prevenire l'osteoporosi.
Perché l'infiammazione può chiudere le arterie che portano sangue al nervo ottico, causando una perdita della vista che spesso è irreversibile. Una terapia tempestiva riduce molto questo rischio.
In genere da uno a due anni, a volte di più. Le dosi vengono ridotte gradualmente in base ai sintomi e agli esami; le recidive sono possibili e vanno trattate.
L'arterite a cellule giganti rientra tra le malattie rare esenti dal ticket. Il medico di medicina generale invia allo specialista con impegnativa, con priorità adeguata all'urgenza; la diagnosi viene certificata da un Centro di riferimento della Rete nazionale malattie rare, che rilascia l'attestato per l'esenzione e definisce il piano terapeutico.
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